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Se anche il bonus diventa sovranista

Che gli incentivi abbiano assolto al loro duplice compito, sia di sostegno al mercato sia in chiave di riduzione delle emissioni, lo dimostrano i dati. Nel primo trimestre 2021 il mercato italiano dell’auto ha perso, rispetto al 2019 (il 2020 era già stato pesantemente influenzato dal lockdown deciso a inizio marzo) appena, si fa per dire, il 16,9%. Un dato indubbiamente preoccupante in sé ma confortante se si paragona l’Italia agli altri principali paesi Ue, che vedono la Francia in rosso del 20,2%, la Germania del 25,4%, il Regno Unito del 39,3% e la Spagna addirittura del 41,3%. In media gli altri major market hanno perso il 30,2%, quasi il doppio dell’Italia.

Italia bene in Europa grazie agli incentivi. “Questo”, commenta l’Unrae, l’associazione delle Case estere in Italia, “unicamente grazie agli incentivi per i veicoli della fascia 61-135 g/km CO2, che ha raggiunto una quota del 64% delle immatricolazioni, erodendo le fasce di emissioni superiori a tutto vantaggio per l’ambiente, e ha fatto da traino al mercato italiano, che conquista la seconda posizione in Europa. Nel mese di marzo 2021 l’Italia registra ancora una riduzione a doppia cifra (-12,7%) rispetto a marzo 2019, e mantiene il vantaggio sugli altri quattro maggiori mercati (-26,7%), che però è destinato a sparire presto per l’esaurimento dei fondi a disposizione, terminati l’8 aprile scorso a metà del periodo di vigenza”.

Ma il governo prende tempo. Viva gli incentivi, dunque, che un po’ tutti gli addetti ai lavori vorrebbero rifinanziati. Il governo, però, per ora prende tempo, pur non escludendo a priori la possibilità di un’ulteriore iniezione di risorse (fondi che, lo ricordiamo, sono solo apparenti visto che i bonus sono anticipati dalle Case, che li recuperano l’anno successivo sotto forma di credito d’imposta).

Solo made in Italy. Il parlamento, però, nel frattempo non sta con le mani in mano. Qualche settimana fa, 68 deputati della Lega Nord, con primo firmatario Riccardo Molinari, capogruppo alla camera, hanno presentato una proposta di legge “per il sostegno del settore automobilistico” decisamente originale: basata non più sulle emissioni di anidride carbonica, come è stato finora un po’ in tutta Europa, bensì sull’italianità della vettura. In pratica, il partito guidato da Matteo Salvini propone di concedere un contributo pari al 10% del prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 8 mila euro, “alle persone fisiche o giuridiche … che, nel biennio successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, acquistano, anche in locazione finanziaria, e immatricolano in Italia un autoveicolo della categoria M1 nuovo di fabbrica, prodotto in stabilimenti situati nel territorio nazionale, a trazione alternativa a metano, a gas naturale liquefatto, a trazione ibrida o elettrica o a motorizzazione termica” Euro 6d. Insomma, nessun limite di alimentazione e un tetto di prezzo pari a 80 mila euro.

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Rottamazione blanda. Il contributo sarebbe vincolato alla rottamazione. Anche in questo caso, però, le maglie sono larghe, visto che non sono previsti vincoli d’età o di classe di emissioni. Gli unici obblighi sono l’appartenenza “alla medesima categoria (M1, cioè autovettura fino a 3,5 tonnellate, ndr) e la proprietà, “da almeno dodici mesi”.

600 milioni per tre anni. Il meccanismo dell’iniziativa sarebbe lo stesso di quello in vigore, cioè una riduzione del prezzo d’acquisto rimborsata alla concessionaria dalla Casa automobilistica (in questo caso Alfa Romeo, DR, Fiat, Lancia e Maserati, le uniche Case che producono in Italia vetture con prezzo di listino fino a 80 mila euro) che lo recupererebbe l’anno successivo sotto forma di credito d’imposta. Insomma, un incentivo al made in Italy, che però sarebbe per pochissimi. La proposta di legge, infatti, prevede uno stanziamento di appena 150 milioni di euro per il 2021, di 300 milioni per il 2022 e di 150 milioni per il 2023 (ricordiamo che i 250 milioni di euro per le auto con emissioni di CO2 61-135 e prezzo di listino fino a 40 mila euro Iva esclusa sono terminati in appena 14 settimane).

Made in Italy anche per la Pa. Per le pubbliche amministrazioni, invece, niente incentivi ma, “in occasione del rinnovo degli autoveicoli in loro dotazione”, obbligo di acquisto o di noleggio, a partire dall’1 gennaio dell’anno successivo all’entrata in vigore dell’eventuale legge, di “autoveicoli … prodotti in stabilimenti situati nel territorio nazionale, nei limiti delle risorse di bilancio destinate a tale tipologia di spesa”.

Aiuti di stato. Che c’è di strano? Che una simile norma, ammesso che superi i vari vagli di legittimità in parlamento, sarebbe immediatamente impugnata in sede europea dalle Case concorrenti come aiuto di stato. Dunque, come gran parte delle proposte di legge di iniziativa parlamentare, non avrà seguito.

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