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Covid, sono due i casi di variante indiana accertati a Firenze

Sono due i casi di variante indiana accertati a Firenze. Secondo quanto spiegato dalla Asl Toscana Centro, al caso dell’infermiera, immunodepressa, che ha contratto l’infezione dopo aver avuto due dosi di vaccino Pfizer, si aggiunge quello di un uomo, non vaccinato, ricoverato all’ospedale fiorentino di Ponte a Niccheri. Tra i due, secondo quanto precisato, non si è mai verificato nessun contatto.

La positività alla variante per l’infermiera è emersa all’ospedale di Santa Maria Annunziata. In mattinata il presidente dell’Ordine dei medici, Pietro Dattolo, ha lanciato l’allarme, commentando la notizia: “A Firenze si è registrato il primo caso di variante indiana del Covid-19. Ad oggi sono 347 i casi segnalati in Italia per questa variante e se ne contano solo qualche migliaio in tutto il mondo”. 

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L’infermiera era stata ricoverata nei giorni scorsi, è guarita e adesso si trova in buone condizioni. La donna sembra che avesse già ricevuto una doppia dose di vaccino dell’azienda Pfizer. La mutazione indiana, di cui era emerso almeno un caso sospetto già un paio di settimane a livello locale, è diffusa soprattutto nel Nord Europa. In Inghilterra ci sono già stati almeno 9.329 casi accertati e altri 864 in Danimarca. Si tratta di un ceppo più raro rispetto a quello inglese o brasiliano, anche se è ormai ampiamente diffuso a livello mondiale: negli Usa si registrano oltre 2 mila casi. Sono emersi contagi poi in Australia, Arabia, Cile e in decine di altre nazioni. Nonostante la sua origine asiatica, il maggior numero di positivi è stato rilevato in Europa.

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La preoccupazione però è che la mutazione indiana possa in qualche modo eludere la protezione data dal vaccino. “Gli attuali vaccini purtroppo sembrano non siano in grado di bloccarla – ha detto ancora Dattolo -. Le prove di laboratorio hanno dimostrato come gli anticorpi neutralizzanti che si formano a seguito della vaccinazione non riescono ad offrire protezione contro questa particolare variante”. Più tardi ha corretto il tiro articolando meglio: “E’ la letteratura ad oggi disponibile a dirci che i vaccini potrebbero non essere efficaci su tali varianti, ma non è ancora stata portata avanti uns’analisi tale da confermare questo”. E ha proseguito: “La nostra preoccupazione è legata alle informazioni in letteratura che ci dicono che molti anticorpi neutralizzanti potrebbero non servire a bloccare queste varianti. Per questo è urgente velocizzare la campagna di vaccinazione”.

Vaccini agli over 80

Sulla questione legata alla somministrazione per gli over 80, invece, il presidente dei Medici aggiunge: “Devono essere vaccinati prima degli altri. Sono loro le persone più fragili e soggette a rischio di letalità in caso di contagio ed è nostro compito quello di proteggerle. L’Ordine è a completa disposizione, ma la Regione deve mettere noi medici nelle condizioni di poterli vaccinare. Si faccia ricorso a tutti i vaccini disponibili, ma è assolutamente urgente fare in fretta per non veder incrementare la curva della letalità”.

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In campo anche i dentisti

Intanto a livello nazionale il ministero della Salute, nel corso dell’incontro con Filippo Anelli, presidente Fnomceo (la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri), e con Raffaele Iandolo, presidente della Commissione albo odontoiatri nazionale, ha raggiunto un accordo con 150mila medici odontoiatri pronti a dare il proprio contributo nella campagna vaccinale “Siamo felici di questa notizia – commenta il presidente della commissione degli Odontoiatri dell’Ordine dei medici di Firenze Alexander Peirano. “A Firenze gli odontoiatri già nelle scorse settimane avevano dato la disponibilità con una lettera ufficiale inviata alla Regione Toscana. Confermiamo che l’Ordine di Firenze si mette a disposizione come istituzione sussidiaria dello Stato per aiutare, in qualunque forma consentita, il livello di efficienza del sistema sanitario toscano”.

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